Indonesia, le mille e una isola

Indonesia.. da dove iniziare? Una delle vacanze più emozionanti e anche faticose che abbia mai fatto, almeno fino a Lombok, il piccolo angolo di paradiso.

Un mix di culture, di tradizioni e di dialetti, fanno dell’Indonesia uno dei Paesi più popolosi del mondo e allo stesso tempo un territorio ricchissimo di natura. Proprio per questo ultimo aspetto abbiamo deciso di saltare le più grandi città, per cercare di godersi al meglio gli spettacoli naturali dell’arcipelago.

Giava è stata l’isola dei vulcani fumanti, giganti arrabbiati che appaiono all’orizzonte praticamente ogni volta che volti lo sguardo. Certo, prima di partire avevo studiato tutto nei minimi dettagli e sapevo che la maggior parte dei vulcani che avrei visitato in questa prima parte del viaggio erano attivi, ma non avevo capito quanto sarebbe stato ‘avventuroso’ e a tratti pericoloso questo viaggio.

Più i giorni scorrono e più ti convinci che gli indonesiani devono avere una concezione di ‘visitare un’attrazione turistica’ davvero diversa dalla nostra. Ce n’è per tutti i gusti: un rally spericolato sul Monte Merapi alla scoperta delle sue eruzioni con tanto di museo degli oggetti semi-squagliati dalla lava, l’arrampicata su jeep sgangherate fino a raggiungere un belvedere sul Monte Bromo per assistere al sorgere del sole, dove mano a mano che il buio diminuisce e la luce aumenta riesci a scorgere qualche dettaglio in più e capisci che il panorama più bello di sempre che avevi appena visto è ancora più bello, e ancora, e ancora, fino a che diventa giorno; l’avventura sull’Ijen, che consiglio solo per i più audaci, dove ore e ore di camminata al buio nella giungla vengono ripagati dallo spettacolo della natura dei fuochi blu del cratere, derivanti dalla reazione dello zolfo con l’aria. 

Forse arrivi troppo carico di aspettative rispetto allo stereotipo dell’isola mistica e zen con il quale immagini Bali. Ma ancora oggi questa piccola isola nasconde la sua antica anima, oltre che nel cuore dei balinesi, anche tra la folla di turisti, dove la tradizione carica di significati emerge se si trova il tempo di osservare da vicino i dettagli: ogni statuetta, altare, giardino o soprammobile. Ubud pare essersi arresa all’attacco del consumismo e personalmente ho avuto molta fatica a trovare un’atmosfera raccolta e rilassata se non nei vicolini meno frequentati. Rimane comunque, e non è poco, il sorriso degli indonesiani, un sorriso sinceramente accogliente e ospitale.

Lombok è stata davvero una sorpresa, soprattutto a seguito della lotta che c’era stata nel decidere se andare alle famose Gili o se esplorare le selvagge spiagge del sud dell’Isola. Alla fine la decisione è stata di non rischiare di finire in un resort tipicamente occidentale e di sbirciare le enormi spiagge deserte meridionali.

Lombok deve essere il paradiso che Bali era una trentina di anni fa, prima dell’arrivo del turismo di massa. Gli abitanti non sono induisti come i vicini balinesi, ma mantengono uno stile di vita almeno apparentemente molto simile, rilassato e pacifico. Ogni spiaggia ha la sua caratteristica: quella con il mare più azzurro, quella con il mare più profondo, quella con la spiaggia più fine e chiara, quella con la spiaggia fatta di stranissimi e minuscoli sassolini rotondi. Una vera meraviglia! 

L’Indonesia è senz’altro una metà che consiglierei, un’avventura assicurata all’esplorazione di un paese davvero meraviglioso!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *